Mentre i funzionari cinesi proseguono nella loro campagna di demolizione, parecchi buddhisti cacciati dai templi sono stati ridotti all’indigenza
Tao Huilan (pseudonimo), una donna di religione buddhista ormai sulla settantina, ha vissuto nel tempio Zushi, nella città di Huangshi, nella provincia cinese centrale dell’Hebei, per sedici anni. Improvvisamente si è trovata senza casa.
Il 24 settembre le autorità della sezione dell’Ufficio per gli affari religiosi e dell’amministrazione del borgo si sono recate al tempio per un’ispezione e, nonostante vi fossero tutti i certificati di ordinazione, conversione e registrazione della sala necessari per potervi svolgere attività religiose così come emessi dall’Ufficio per gli affari etnici e religiosi della contea, l’hanno buttata fuori. Le hanno detto che le sue carte erano inutili e che sarebbe arrivata la squadra di ispezione del governo centrale.
Nessuno ha tenuto conto, naturalmente, del fatto che Tao Huilan avesse cresciuto due bambini, occupandosi per quasi vent’anni di far bruciare l’incenso nel tempio. Dopo averle imposto di andarsene, le è stato vietato anche di indossare la veste buddhista.
Tao Huilan era ancora convinta che una volta terminata l’ispezione fosse possibile rientrare. Ma a quel punto, un mese dopo, otto persone tra cui i funzionari dell’amministrazione del borgo e il segretario di Partito del villaggio si sono di nuovo presentati al tempio e hanno ordinato a due abitanti del villaggio di murare completamente l’ingresso e le finestre.

Uno dei funzionari governativi ha detto a Tao Huilan, che cercava di fermarli: «Questa indicazione viene dall’alto. Se il tempio non viene messo sotto sigillo, sarà necessario demolirlo».
Tutto ciò che la donna ha potuto fare è stato assistere impotente mentre l’entrata principale del tempio e le finestre venivano murate. Poi i funzionari le hanno intimato di portar fuori il suo letto e le coperte da una porta laterale e di portarle nell’edificio accanto, fatiscente e rozzo, senza porte né finestre. Anzi, peggio ancora: era il locale in cui gli abitanti del villaggio lasciavano i propri morti in attesa della sepoltura.

Il 6 novembre il direttore del consiglio femminile del villaggio – che fa parte della commissione locale della Federazione femminile, la quale agisce su ordine del PCC – ha messo in guardia la donna: non poteva vivere nel tempio né ricevere l’elemosina. Il direttore ha aggiunto che gli addetti del governo avrebbero condotto un’indagine segreta e che avrebbero demolito immediatamente il tempio se avessero scoperto qualcuno che ci viveva.

Tao Huilan viveva del denaro donato dai buddhisti e dalla gente comune che si recava al tempio per bruciare incenso e pregare. Dopo la sua chiusura, la vita è diventata davvero difficile per lei e i suoi due figli.
«Il governo non ci permette più di vivere nel tempio. Non ho redditi. Cosa farò adesso?»
Anche un altro tempio – il tempio Xiuling, situato nel distretto di Tieshan della città di Huangshi, nella provincia dell’Hubei – è stato posto sotto sigillo, e due donne buddhiste sulla sessantina che vivevano lì sono state più volte sfrattate.

In settembre una delle donne, che era responsabile del tempio, ha speso più di 20mila renminbi (circa 3mila dollari statunitensi) per ristrutturare e rinnovare il tempio. Meno di un mese dopo, il segretario di Partito della comunità locale, il direttore e altri funzionari si sono recati al tempio e hanno esclamato che non aveva il certificato di registrazione della sala per le attività religiose e pertanto doveva essere chiuso. Poco dopo, alcuni addetti della comunità l’hanno sigillato con strisce di carta e hanno ordinato alle due donne di andarsene immediatamente. Non avevano un posto dove andare, però, e quindi sono rimaste di nascosto nel tempio.
Il 27 ottobre, il direttore della comunità e alcuni funzionari del Dipartimento del lavoro del Fronte Unito (DLFU) sono tornati al tempio.
Vedendo che le porte erano aperte, i funzionari del DLFU hanno rimproverato gli impiegati della comunità che li accompagnavano: «Quando la squadra di ispezione centrale verrà per il controllo, se troverà ancora gente che adora il Buddha e persone che abitano nel tempio, degraderà di due livelli il sindaco e licenzierà tutti i funzionari della comunità!».
La responsabile del tempio, arrabbiata, ha chiesto ai funzionari: «Potete davvero sopprimere arbitrariamente la nostra fede, pur di tenervi stretto il posto?».
I funzionari governativi sono rimasti del tutto indifferenti. Hanno chiuso con la forza la porta del tempio, hanno costretto le due donne ad andarsene e le hanno minacciate di demolirlo se le porte fossero state aperte di nuovo.
Secondo le nostre fonti, per evitare che le due donne tornino a vivere nel tempio, le autorità si sono accordate con il proprietario di un ristorante che si trova nelle vicinanze del luogo sacro, perché tenga sotto controllo l’incrocio che porta al monte dove sorge il tempio e impedisca loro di tornare.
Secondo quanto afferma un buddhista che è responsabile di un tempio nella contea di Yangxin, sotto la giurisdizione della città di Huangshi, solo in questa contea sono stati chiusi più di cento templi.
Servizio di Cai Congxin